La sindrome di Stoccolma del capitale: perché difendiamo i nostri carcerieri?

Assistiamo ormai quotidianamente a uno dei paradossi più tragici del capitalismo moderno: lavoratori sempre più precari, dipendenti schiacciati dall’inflazione e persone con stipendi medio-bassi si lanciano nelle piazze virtuali per difendere a spada tratta i magnati del tech e i baroni della finanza. Che si tratti di elusione fiscale, licenziamenti di massa o condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento, c’è sempre un esercito di sfruttati pronto a fare da scudo ai propri dominatori.

Le divinità laiche del mercato

In una società prosciugata dal nichilismo, in cui le grandi narrazioni collettive e la solidarietà di classe sono state sistematicamente smantellate, i patriarchi del capitale hanno occupato un vuoto quasi spirituale. Non li consideriamo più per ciò che sono, cioè semplici accumulatori di plusvalore, ma come messia laici. La loro ricchezza sfrenata viene trasformata dalla propaganda borghese nella prova tangibile di una presunta superiorità morale e intellettuale.

La trappola della meritocrazia

A questo mito si aggiunge l’inganno della meritocrazia e il fenomeno del “miliardario temporaneamente imbarazzato”. Ci hanno indottrinati a credere che il sistema sia equo: se qualcuno possiede patrimoni osceni, significa che lo ha meritato lavorando più degli altri. Di conseguenza, il lavoratore difende il super-ricco per proteggere l’illusione che un giorno, dopo un lungo ed estenuante percorso, potrà scalare quella stessa piramide e sedersi al suo posto. Ma la realtà materiale smentisce violentemente questa favola ideologica. Il report Inequality Inc. di Oxfam mostra come dal 2020 i cinque uomini più ricchi del mondo abbiano raddoppiato le proprie fortune al ritmo di 14 milioni di dollari all’ora, mentre quasi cinque miliardi di persone sono fermi nella povertà. L’ineguaglianza è una scelta strutturale. Come confermano i dati OCSE, la pressione fiscale reale grava quasi interamente sui lavoratori dipendenti, mentre i giganti societari utilizzano cavilli e paradisi fiscali per prosciugare le casse dello Stato (quando quest’ultimo non decide di suo conto a non far versare le giuste tasse ai primi), definanziando sanità, istruzione e servizi pubblici.

Risvegliare la coscienza di classe

Questa devozione verso gli oligarchi produce il risultato più pericoloso: l’anestesia della coscienza di classe. Convinti che la povertà sia una colpa individuale e il capitale un merito, smettiamo di organizzarci e di pretendere diritti e salari dignitosi. È tempo di spezzare questo incantesimo. Le conquiste sociali della storia non sono mai nate dalla concessione benevola dei padroni, ma dalla consapevolezza, dall’unione e dalla lotta dei lavoratori.